IL GIARDINO D'ESTATE di Paullina Simons
Titolo originale: The Summer Garden
© Sonzogno, 2007 - pag.663
Genere: dramma sentimentale
di Silvia
Attenzione!!! Piccoli spoiler
Recensire questo romanzo per me è molto difficile, perché essendo una
grandissima appassionata de Il Cavaliere d'Inverno, sono nettamente di
parte. Adoro la storia d'amore di Tatiana e Alexander e fatico a vedere
difetti anche quando ce ne sono.
Nel precedente romanzo li abbiamo lasciati in America con il loro
piccolo Anthony, finalmente liberi di costruirsi un futuro tutto loro.
Per anni girano gran parte del Continente con il loro camper, poi si
stabiliscono sui 97 acri di terreno che Tatiana ha comprato coi soldi
che le aveva lasciato Alexander all'interno del libro "Il cavaliere di
bronzo" di Puskin.
Com'è ovvio che sia all'inizio ci sono dei problemi.
Alexander è un uomo distrutto dalla prigionia e dal gulag. Porta la
guerra sulla sua pelle, tatuata sul suo corpo, impressa nella sua anima.
Cerca la salvezza nella sua Tatiana che allo stesso tempo ha il cuore
ancora coperto dal ghiaccio dell'Unione Sovietica, lo guarda e non
riesce a trattenere le lacrime al pensiero del dolore passato.
Cercano l'uno nell'altro quello che sono stati un tempo, ma che ora non
riescono a essere per primi.
"Non so tu, ma io non posso vivere senza il nemico" dice un
Alexander che continua a tenere i capelli corti, a lucidare le armi e a
far l'amore in silenzio come se fosse ancora prigioniero.
Anche la Tatiana di un tempo è solo un vago ricordo della ragazza che
correva scalza, faceva la ruota al lago Ilmen e lottava quotidianamente
con tenacia e determinazione.
Hanno solo vent'anni, ma i loro cuori sono invecchiati.
L'America però li guarirà. Poco alla volta. Lentamente.
E riusciranno a guarire solo stando insieme, tenendosi per mano,
dormendo abbracciati, progettando il loro futuro, custodendo gelosamente
ogni momento magico vissuto.
Dovranno superare i problemi che affliggono le persone normali, perché
loro ora sono persone normali con problemi normali: il lavoro, la casa,
i figli...
Sarà proprio la voglia di avere un altro figlio e il non riuscire ad
averlo subito a mettere a dura prova il loro matrimonio. Tatiana resterà
incinta solo dopo altri 15 anni.
Questa mancata gravidanza porterà a un lento logorio delle loro vite. Li
renderà gelosi, sospettosi, insicuri… smarriranno la via, ma si
ritroveranno. E dopo saranno più forti di prima.
Alexander non è il solito ragazzo conosciuto ne Il Cavaliere d'Inverno,
allegro, sereno, dallo sguardo quasi languido. Ora è un uomo segnato e
soprattutto cambiato dalla guerra, un uomo che non vorrebbe avere
ricordi e tormentato dagli incubi.
Alexander è l'uomo forte fuori, ma fragile dentro. L'uomo che per
proteggere la sua Tania non esita a impugnare una pistola, ma che
vedendola ridere con un altro non ha il coraggio di chiederle "Mi ami
ancora?".
Tatiana è l'esatto suo opposto. Una piccola donna, dalla sottile
corazza, ma ferma e tenace come il più forte dei sergenti.
Non c'è niente da fare. Quello che vuole lo fa sempre e comunque. Non
c'è Alexander che tenga. Ormai lo conosce e sa bene come prenderlo.
Potrebbe sembrare la fanciulla devota al suo uomo, a volte sottomessa,
ma è così solo all'apparenza. D'altronde Tatiana vive per la sua casa e
la sua famiglia, per il tepore di quel focolare che non ha mai avuto.
E se Alexander a volte risulta burbero, cupo, quasi dispotico, alla fine
è sempre lo stesso che la protegge dalle dicerie e dagli sguardi
indiscreti. E' l'uomo che anche dopo 30 anni di matrimonio, ferito e su
un letto d'ospedale, sente la sua Tania piangere e dirgli "Non posso
vivere l'altra metà della mia esistenza su questa Terra senza la mia
anima. Per favore. Non lasciarmi, Shura" e le risponde "Amore,
come posso morire se hai versato in me il tuo sangue immortale".
Tatiana e Alexander sui loro 97 acri di terra costruiscono il loro
Giardino d'Estate, una piscina per divertirsi, una grande terrazza su
cui la sera sedersi e guardare le montagne. Vivono in un posto dove non
nevica e non fa mai freddo, perché quello l'hanno già avuto. Guardano la
loro terra e pensano a Lazarevo, a Luga, al Campo di Marte e ovviamente
al Giardino d'Estate di Leningrado, dove si sono innamorati.
Leggere questo libro potrà far pensare a un allungamento della solita
minestra, ma è solo la degna conclusione di una grande storia d'amore
vissuta fino alla fine.
Incontriamo i protagonisti poco più che ventenni e li lasciamo ormai
ottantenni (con tanti figli e nipoti), con un Alexander dall'altra parte
di una strada che guarda la sua Tania seduta su una panchina intenta a
mangiare un gelato. La guarda e pensa che attraversare quella strada,
tanti anni prima, è stata la sua salvezza. La rivede sempre giovane e
bella, con il gelato che le si scioglie in mano mentre canta un vecchio
motivetto russo "Quando ci incontreremo a Lvov, io e il mio amore."
Può mettere malinconia, anzi no, ne mette proprio tanta, ma ci troviamo
davanti a qualcosa di grande e unico. Alexander alla fine dice
"Abbiamo trascorso tutti i nostri giorni temendo che fosse troppo bello
per essere vero, Tatiana. Abbiamo sempre temuto di avere solo cinque
minuti." E poco dopo aggiunge "Ma che cinque minuti sono stati."
Già. Cinque minuti durati oltre 1800 indimenticabili pagine...
Nota
Devo muovere una grandissima critica alla Sonzogno che ha tradotto
questo romanzo ritenendolo probabilmente una vendita sicura, essendo il
terzo di una serie, ma senza il minimo rispetto per il lettore. Ha
tagliato circa un centinaio di pagine, tralasciando tutte le parti in
cui si parla dell'infanzia di Tatiana e dell'incontro con Saika
Kantorova, e diversi momenti trascorsi con Alexander. Per 19 euro mi
sembra veramente troppo. Soprattutto quando non è indicato da nessuna
parte che si tratta di una traduzione non integrale.